Mariangela Giunchi

Dalle tavole … alle favole

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Dato inizio al Cineforum nel mese di Ottobre il primo appuntamento dell'anno a scopo benefico che ha impegnato il Gruppo Consorti è stata la partecipazione alla VI edizione del concorso "Tavole apparecchiate", organizzato dalla Croce Rossa di Cesena. Il tema di questo anno "Tavole e Costumi" ci consentiva di spaziare in ogni tempo e in ogni luogo.

Si forma una commissione di lavoro e si inizia pensare: un omaggio al conte di Sandwich e al suo panino? ad Escoffier, autore della famosa Pesca Melba? all'anonimo creatore della pizza Margherita?... poi Adonella suggerisce di ricordare il nostro concittadino Aldo Casali e il suo cestino da viaggio. L'idea è accolta all'unanimità e si passa ai fatti con la partecipazione e l'impegno di tutte: il poster gigante della vecchia stazione, i piatti e le posate con il monogramma stampato ed il nome inciso, la bottiglia di albana originale, una libera interpretazione del vecchio cestino con tanto di sigaro e rosa, il cocktail di gamberetti con pesciolino rosso (pur non vivo! come da copione), gli immancabili cappelletti.
Una intuizione felice quella di Aldo Casali che aveva interpretato lo spirito e il costume dei tempi: siamo agli inizi del secolo negli anni in cui il movimento futurista vagheggiava mobilità e velocità ed Aldo anticipava la ristorazione "in movimento". Né Aldo, né i suoi figli, Lionello, rotariano, e Marsilio hanno comunque mai trascurato la ristorazione tradizionale ed ecco quindi lo stile, l'eleganza e il calore della tavola classica. Il nostro allestimento, realizzato grazie alla cortesia e sensibilità di Gabriella, figlia di Lionello e Liliana, moglie di Marsilio è stato un ricordo ed un omaggio alla famiglia Casali che ha scritto un poco della storia del costume della nostra città e ha fatto conoscere il suo nome lontano.
Proprio questo abbiamo potuto constatare nei quindici giorni di apertura della mostra, l'affetto di Cesena per Casali, la simpatia di coloro che frequentavano il ristorante, ma anche di coloro che vi lavoravano o che semplicemente frequentavano la stazione. "Un tavolo affettuoso" ha commentato qualcuno; "Resto ancora un poco a guardare poi vado, se non le spiace, mi ricordo quando…" commentava qualche altro. Certo tutto ciò ci ha fatto vincere il primo premio come la tavola più votata dal pubblico.
Il 2006 inizia con un impegno culturale rivolto alla cittadinanza: la consuetudine di un breve ciclo di conversazioni che il Gruppo Consorti organizza in collaborazione con la Cassa di Risparmio di Cesena. Si tratta di conversazioni a tema tenute da relatori di alto livello del mondo accademico e culturale. Il tema di quest'anno MITI E FAVOLE: UNA INTERPRETAZIONE DELLA REALTA' vuole suscitare la nostra curiosità ed indurci ad esplorare certi comportamenti della vita quotidiana attraverso antiche favole e miti, che divengono così metafora universale.
Nel primo incontro la Prof. Sara Santoro, docente di archeologia presso l'Università di Parma ha parlato sul tema "Medea e le altre: amore e tradimento nel mito greco". Giocavamo in casa, tutti conoscevamo la competenza e il fascino delle parole dell'amica Sara, ma non si finisce mai di restarne conquistati. Ella ha analizzato per noi alcuni grandi miti del mondo classico, Medea e Giasone, Arianna e Teseo ed ha sottolineato come i miti divengano contenitori che racchiudono riflessioni sulla vita e sull'amore, sulle contraddizioni della realtà dell'uomo e su come l'uomo possa superare la sua dimensione meramente terrena, magari attraverso l'amore di un Dio. I miti divengono così strumento di controllo sociale, mezzi per trasmettere valori condivisi, esempi di virtù o di punizioni, sono idonei a porre riflessioni di ordine morale e religioso.

Il secondo incontro è stato più propriamente dedicato alle fiabe. Con il titolo " Per morte vita. La favola dello scontro e dell'incontro tra il sultano del Benefse e la dama arciera" la Dott.ssa Adalinda Gasparini, psicoanalista, dell'Istituto Gradiva di Firenze ci ha riportato nel magico mondo dell'infanzia, ma da un diverso osservatorio.
Quelle fiabe che abbiamo ascoltate da piccoli, quando ce le raccontavano per farci addormentare che, una volta cresciuti, hanno continuato a piacerci e ad appassionarci, abbiamo imparato che ... sono una utopia della mente. Esse infatti partono da una situazione di grave difficoltà, da una minaccia per la sopravvivenza stessa dei personaggi; poi attraverso peripezie, viaggi molto complessi e tanti incontri giungono alla felicità, che è l'aspirazione di tutti noi, che raggiungiamo se va bene, talvolta per un periodo molto breve.
La fiaba non è la realtà, ma serve a incontrarla in modo diverso. La fiaba è la nostra aspirazione a trasformarci e ad incontrare chi è diverso da noi e il diverso prima di tutto è l'altro sesso. La fiaba che Adalinda Gasparini ha scelto ad esemplificare ciò è una fiaba persiana, tradotta e rielaborata a Venezia nel '500, che conobbe un grande successo a livello europeo. Fa parte del "Peregrinaggio dei tre giovani figliuoli del re di Serendippo", Serendippo è Ceylon, l'odierna Sri Lanka. A questa fiaba è collegata la nascita del romanzo poliziesco, dal titolo viene la parola serendipity, una parola oggi molto usata per indicare la capacità di trovare cose preziose non cercate o meglio di riconoscere gli indizi che descrivono la realtà. Fra le storie che vi sono raccontate vi è quella della dama arciera e del sultano del Benefse, che per difendere il proprio potere decreta la morte di chi lo contrasta, compresa la dama arciera, sua sposa, che non accetta la sua padronanza, la sua superiorità assoluta e vuole regnare insieme con lui, pretendendo il nome sulle monete. Ma senza di lei il sovrano si ammala e va lui stesso incontro alla morte, se non torna colei che crede di aver ucciso. Ma poi, siamo in una fiaba, … "Sì come voi me a crudel morte condennasti, così io all'incontro voi da certo pericolo della vita tentai di liberare"… dice la dama arciera al sovrano che le chiede come ha potuto guarirlo, e allora egli cambia logica e da "mors tua vita mea", passa a "vita tua vita mea, mors tua mors mea". Da una logica di dominio, in cui la propria sicurezza è l'assoggettamento dell'altro, si passa a una logica della relazione. Secondo Fornari, insigne psicanalista italiano, conclude la Gasparini, diventare adulti significa proprio questo.



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