Al Rotary Cesena Gianluigi Trevisani racconta l’intervento della Trevi alla Diga di Mosul

Sabato 28 Aprile 2017 – Ristorante Le Scuderie

 

Al Rotary Cesena Gianluigi Trevisani racconta l’intervento della Trevi alla Diga di Mosul

da sinistra Gianluigi Trevisani e Domenico Scarpellini

da sinistra Gianluigi Trevisani e Domenico Scarpellini

Al Rotary Cesena Gianluigi Trevisani racconta l’intervento della Trevi alla Diga di Mosul. Alta tecnologia, capacità imprenditoriale, maestranze qualificate, esperienza professionale e coraggio sono il mix vincente che ha portato la Trevi Spa, quartier generale a Cesena e leader mondiale nell’ingegneria del sottosuolo, a vincere la gara internazionale, indetta nel 2016, per i lavori di messa in sicurezza e manutenzione della diga di Mosul, sul fiume Tigri in Iraq, bacino idrico tra i più importanti di tutto il Medioriente. L’annuncio venne dato dallo stesso Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dell’epoca, in diretta TV quando confermò, visto il teatro di guerra in atto ad opera dell’Isis e dove la Trevi sarebbe andata ad operare, la protezione del Governo Italiano con l’invio, nell’area della diga di Mosul, di militari italiani. Il Presidente del Rotary Club Cesena Domenico Scarpellini ha espresso tutta la stima e soddisfazione nell’avere nel nostro territorio un’azienda importante quale il Gruppo Trevi che ha saputo mantenere, nel raggiungimento dei suoi obbiettivi di sviluppo internazionale e contando oggi oltre settemila dipendenti dislocati in 40 paesi del mondo, le sue radici dove l’azienda ebbe origine. Ad oggi i lavori proseguono alacremente – ha ricordato Gianluigi Trevisani, vicepresidente esecutivo del Gruppo Trevi – compatibilmente con le difficoltà legate alla zona dell’intervento che continua ad essere a rischio per la sicurezza. Nell’area sono presenti oltre ai 500 militari italiani, del 6° Reggimento Bersaglieri, Brigata Aosta, guidati dal Colonnello Piccirillo, anche l’USACE Americana quale Direzione Lavori e progettazione e ovviamente le 480 maestranze della Trevi. La diga sul fiume Tigri, seriamente danneggiata e per questo nel 2006 il Corps of Engineers USA la definita una delle più pericolose al mondo con conseguenze catastrofiche per la popolazione locale nel caso di un suo cedimento strutturale, è alta 135 metri e lunga 3 chilometri e 400 metri e può contenere 11,4 milioni di metri cubi di acqua con una capacità produttiva di elettricità pari a 750 Megawatt. Per la sua messa in sicurezza – ha spiegato Gianluigi Trevisani – stiamo impiegando anche i sub, per questo nell’area abbiamo collocato 2 camere iperbariche, e droni gestiti dai militari che consentono di visionare in modo dettagliato e preciso tutta la struttura della diga. L’intervento più importante per la messa in sicurezza di tutto il bacino idrico – ha proseguito Gianluigi Trevisani – deve però ancora essere appaltato dal Governo iracheno e per il quale lavoro è necessaria una tecnologia che, ad oggi, solo la Trevi ha raggiunto con la messa a punto di sue macchine, costruite dalla controllata Soilmec, che hanno la possibilità di perforare il sottosuolo raggiungendo la profondità, record mondiale, di 250 metri. La tecnologia di tali macchine è stata proprio testata nei territori limitrofi a Cesena dove la Trevi continua a generare valore e capacità professionale, come dimostrato dagli oltre 170 progetti, all’attivo del Gruppo, su i più importanti bacini idrici di tutto il mondo. Il raggiungimento di tali profondità di perforazione sono necessarie per far fronte ai fenomeni di dissoluzione della roccia gessosa che creano vuoti nelle fondazioni della diga di Mosul e dove l’intervento dovrà estendersi per tutti i 7,5 chilometri del perimetro del bacino idrico con un impegno economico internazionale che si ipotizza essere di 10 volte superiore a quello attualmente in atto pari a 273 milioni di euro. In un contesto di lavoro cosi complicato e pericoloso il Gruppo Trevi non ha comunque dimenticato l’impegno nel sociale sostenendo a livello finanziario la “Casa del Bambin Gesù” che la Fondazione Avsi ha aperto ad Erbil nel Kurdistan.

di Maurizio Cappellini

 

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