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Il programma del mese del Rotary CLub di Cesena

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I bollettini del Rotary Club di Cesena

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I presidenti del Rotary Club di Cesena.

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I Services del Rotary Club di Cesena

Chi Siamo

Il Rotary Club di Cesena è nato il 7 Dicembre 1957.
La prima riunione con la consegna della Carta da parte del Governatore Felice RotaryClub di Cesena Gioelli di Ferrara avvenne al Nuovo Hotel Casali con la partecipazione di numerosi rotariani del Distretto 186° di cui entravamo a far parte.
Il nostro era il Club 9650° dalla fondazione del Rotary International.
Club padrino era stato Forlì con l’avv. Monti.
Erano 27 i soci fondatori ripartiti nelle classifiche più rappresentative della vita della città.

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Una conviviale divertente ma con il consueto obiettivo solidale. E' stata quella che ha anticipato la Pasqua 2026. I soci hanno messo a disposizione oggetti interessanti che hanno stimolato la lotteria che ogni anno contraddistingue l'evento. Ecco il commento di Paolo Letizia, coordinatore del Gruppo Consorti per l'annata in corso di cui è presidente Ombretta Sternini. "La conviviale celebrata in occasione della Santa Pasqua prevedeva la consueta lotteria organizzata e preparata dai consorti. La serata ha riscontrato grandissima partecipazione con conseguente incasso di ben 1185 Euro. Un grande e doveroso ringraziamento va ai soci del Club che con la generosa donazione dei premi e l'acquisto dei biglietti hanno contribuito in modo determinante alla riuscita della serata. Anche a nome del Gruppo Consorti e del Consiglio porgo I più sentiti e sinceri ringraziamenti ai soci del Club".
Alla serata hanno partecipato, ospiti del Club, i giovani del Rotaract, qui ritratti con la presidente Ombretta Sternini.
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Una conviviale divertente ma con il consueto obiettivo solidale. E stata quella che ha anticipato la Pasqua 2026. I soci hanno messo a disposizione oggetti interessanti che hanno stimolato la lotteria che ogni anno contraddistingue levento. Ecco il commento di Paolo Letizia, coordinatore del Gruppo Consorti per lannata in corso di cui è presidente Ombretta Sternini. La conviviale celebrata in occasione della Santa Pasqua prevedeva la consueta lotteria organizzata e preparata dai consorti. La serata ha riscontrato grandissima partecipazione con conseguente incasso di ben 1185 Euro. Un grande e doveroso ringraziamento va ai soci del Club che con la generosa donazione dei premi e lacquisto dei biglietti hanno contribuito in modo determinante alla riuscita della serata. Anche a nome del Gruppo Consorti e del Consiglio porgo I più sentiti e sinceri ringraziamenti ai soci del Club.
Alla serata hanno partecipato, ospiti del Club, i giovani del Rotaract, qui ritratti con la presidente Ombretta Sternini.Image attachmentImage attachment+1Image attachment

Non solo condivisione di principi e conoscenze, solidarietà e convivialità, nel paniere delle iniziative del Rotary Club c'è anche l'organizzazione di viaggi alla scoperta di luoghi storici e di grande bellezza. Domenica 12 aprile la meta è stata Venezia con i suoi scorci emozionanti sull'acqua. Grazie all'organizzazione del past president Norberto Fantini ... Vedi altroVedi meno

Non solo condivisione di principi e conoscenze, solidarietà e convivialità, nel paniere delle iniziative del Rotary Club cè anche lorganizzazione di viaggi alla scoperta di luoghi storici e di grande bellezza. Domenica 12 aprile la meta è stata Venezia con i suoi scorci emozionanti sullacqua. Grazie allorganizzazione del past president Norberto FantiniImage attachmentImage attachment+2Image attachment

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Dal Camerun al Rotary Club Cesena

Mireille Yoga, responsabile del Centro Edimar di Yaoundé, ha partecipato ad una conviviale del sodalizio cesenate che, in collaborazione con il proprio distretto, ha donato all’opera camerunense un contributo di 20.600 euro

E’ venuta dal Camerun con un cuore grande quanto quello di una madre capace di accogliere un centinaio di figli ed ha creato un’atmosfera densa di compartecipazione tra i soci del Rotary Club Cesena, guidato per l’annata in corso da Ombretta Sternini. Serata intensa, dunque, quella animata dalla presenza di Mireille Yoga, economista camerunese che ad un certo punto della sua vita ha deviato dalla sua vocazione primaria ed ha aperto le braccia ai bambini di strada accolti nel Centro Edimar di Yaoundé, di cui ha preso il testimone da padre Maurizio Bezzi, che ne è stato il fondatore. Come ha spiegato Mireille, il Centro, operativo dal 2002, accoglie ex detenuti e ragazzi di strada che, approdati a Yaoundé senza alcuna occupazione e scarsa istruzione, non sono riusciti a inserirsi nella società. Ce ne sono migliaia di ragazzi come quelli, tra i 10 e i 20 anni, che spesso vengono reclutati delle bande criminali. Mireille Yoga si è avvicinata al centro con nel cuore un peso immenso per una donna africana: l’impossibilità di avere figli. “Per la mia tribù - ha raccontato mostrando lo spaccato di una cultura così lontano dalla nostra - è come morire. Sono l’unica femmina di sette fratelli e per mia madre il non averle dato dei nipoti è stato una specie di funerale”. Ma il suo destino di madre non era mancato era solo diverso. Con parole cariche di commozione ha raccontato l’incontro con alcuni bambini senza padre né madre, spesso buttati come fagotti inutili dopo la nascita. “Uno spreco indicibile” che le ha spezzato il cuore. Ma Mireille si è soffermata in particolare sull’incontro con un bambino di sei anni che per una giornata intera è rimasto aggrappato alla sua schiena rifiutandosi di scendere, neppure per mangiare. Oggi è uno dei sette figli adottivi che vivono con lei e il marito e si aggiungono alle altre decine di “figli” approdati al Centro Edimar (“Un’oasi di umanità nel deserto” dice Mireille Yoga) dove cercare un futuro attraverso l’acquisizione di un mestiere: agricoltore, fabbro, falegname, artigiano. Ma alcuni di loro da ragazzi di strada oggi sono educatori nello stesso centro che li ha accolti. Mestieri che rappresentano uno sfida verso il futuro in un Paese, il Camerun, “che è un cimitero per i giovani - ha detto Mireille - da cui tutti sperano di scappare”, come cinque dei suoi fratelli che, appena terminati gli studi, sono partito per l’Europa.
Il centro è supportato da Avsi, l’Ong fondata a Cesena da Arturo Alberti che di Mireille è amico da oltre 20 anni (presente anche lui alla serata con Pierpaolo Bravin di Avsi), e il Rotary Club Cesena, con il supporto del Distretto Rotary 2072 che riunisce i Club di Emilia-Romagna e Repubblica di San Marino, ne ha fatto il service dell’annata donando al Centro Edimar 20.600 euro.
Pierpaolo Bravin ha fatto il punto sull’strema povertà in cui versa la maggior parte delle persone che vivono in Camerun (30 milioni di abitanti con un’età media di 18 anni) dove è altissimo anche il tasso di analfabetismo. Qui Avsi opera con diversi servizi che vanno dall’aiuto alla creazione di microimprese, all’assistenza educativa a quella psicosociale.
“I progetti - ha detto Arturo Alberti, che oggi è presidente della Ong Orizzonti – hanno un inizio ed una fine, le amicizie che si accendono in questi casi possono continuare per sempre. Per questo non facciamo distinzioni tra beneficiari e donatori che, insieme, creano una novità assoluta, la maturazione delle persone”.
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Dal Camerun al Rotary Club Cesena

Mireille Yoga, responsabile del Centro Edimar di Yaoundé, ha partecipato ad una conviviale del sodalizio cesenate che, in collaborazione con il proprio distretto, ha donato all’opera camerunense un contributo di 20.600 euro

E’ venuta dal Camerun con un cuore grande quanto quello di una madre capace di accogliere un centinaio di figli ed ha creato un’atmosfera densa di compartecipazione tra i soci del Rotary Club Cesena, guidato per l’annata in corso da Ombretta Sternini. Serata intensa, dunque, quella animata dalla presenza di Mireille Yoga, economista camerunese che ad un certo punto della sua vita ha deviato dalla sua vocazione primaria ed ha aperto le braccia ai bambini di strada accolti nel Centro Edimar di Yaoundé, di cui ha preso il testimone da padre Maurizio Bezzi, che ne è stato il fondatore. Come ha spiegato Mireille, il Centro, operativo dal 2002, accoglie ex detenuti e ragazzi di strada che, approdati a Yaoundé senza alcuna occupazione e scarsa istruzione, non sono riusciti a inserirsi nella società. Ce ne sono migliaia di ragazzi come quelli, tra i 10 e i 20 anni, che spesso vengono reclutati delle bande criminali. Mireille Yoga si è avvicinata al centro con nel cuore un peso immenso per una donna africana: l’impossibilità di avere figli. “Per la mia tribù - ha raccontato mostrando lo spaccato di una cultura così lontano dalla nostra - è come morire. Sono l’unica femmina di sette fratelli e per mia madre il non averle dato dei nipoti è stato una specie di funerale”. Ma il suo destino di madre non era mancato era solo diverso. Con parole cariche di commozione ha raccontato l’incontro con alcuni bambini senza padre né madre, spesso buttati come fagotti inutili dopo la nascita. “Uno spreco indicibile” che le ha spezzato il cuore. Ma Mireille si è soffermata in particolare sull’incontro con un bambino di sei anni che per una giornata intera è rimasto aggrappato alla sua schiena rifiutandosi di scendere, neppure per mangiare. Oggi è uno dei sette figli adottivi che vivono con lei e il marito e si aggiungono alle altre decine di “figli” approdati al Centro Edimar (“Un’oasi di umanità nel deserto” dice Mireille Yoga) dove cercare un futuro attraverso l’acquisizione di un mestiere: agricoltore, fabbro, falegname, artigiano. Ma alcuni di loro da ragazzi di strada oggi sono educatori nello stesso centro che li ha accolti. Mestieri che rappresentano uno sfida verso il futuro in un Paese, il Camerun, “che è un cimitero per i giovani - ha detto Mireille - da cui tutti sperano di scappare”, come cinque dei suoi fratelli che, appena terminati gli studi, sono partito per l’Europa. 
Il centro è supportato da Avsi, l’Ong fondata a Cesena da Arturo Alberti che di Mireille è amico da oltre 20 anni (presente anche lui alla serata con Pierpaolo Bravin di Avsi), e il Rotary Club Cesena, con il supporto del Distretto Rotary 2072 che riunisce i Club di Emilia-Romagna e Repubblica di San Marino, ne ha fatto il service dell’annata donando al Centro Edimar 20.600 euro. 
Pierpaolo Bravin ha fatto il punto sull’strema povertà in cui versa la maggior parte delle persone che vivono in Camerun (30 milioni di abitanti con un’età media di 18 anni) dove è altissimo anche il tasso di analfabetismo. Qui Avsi opera con diversi servizi che vanno dall’aiuto alla creazione di microimprese, all’assistenza educativa a quella psicosociale.
“I progetti - ha detto Arturo Alberti, che oggi è presidente della Ong Orizzonti – hanno un inizio ed una fine, le amicizie che si accendono in questi casi possono continuare per sempre. Per questo non facciamo distinzioni tra beneficiari e donatori che, insieme, creano una novità assoluta, la maturazione delle persone”.Image attachmentImage attachment+3Image attachment

Anche il Rotary Club Cesena, presieduto per l’annata in corso da Ombretta Sternini, ha preso parte alla presentazione del Global Grant (Sovvenzioni Globali in cui sono impegnati i Club Rotary e la relativa Fondazione Rotary) che quest’anno ha per obiettivo “Prevenire e curare la malaria e la malnutrizione delle mamme e dei bambini in Angola”, un tema che vede coinvolti trenta club del Distretto 2072, Emilia Romagna-San Marino. La serata di presentazione, organizzata dal Rotary club Forlì a Forlimpopoli nella sede della Brn, ha visto una straordinaria partecipazione di soci del sodalizio - circa 180 - provenienti sia dalla Romagna che dall’Emilia.
Alla serata, presieduta dal vicepresidente del Rotary club Forlì, Alberto Minelli (il presidente Igor Imbroglini è all’estero per impegni di lavoro), sono stati presenti in buon numero i past governor e i presidenti di club, con alcuni assistenti del governatore Guido Giuseppe Abbate, anch’egli presente. Animatore appassionato della serata è stato anche don Dante Carraro, medico e poi prete, direttore del Cuamm, ossia il Collegio Universitario Aspiranti e Medici Missionari, oggi semplificato in Medici con l’Africa. Don Dante Carraro ha ricevuto recentemente il Premio De Sanctis per i diritti umani, per l’impegno nel promuovere il diritto alla salute nei contesti più poveri e abbandonati dell'Africa.
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Anche il Rotary Club Cesena, presieduto per l’annata in corso da Ombretta Sternini, ha preso parte alla presentazione del  Global Grant  (Sovvenzioni Globali in cui sono impegnati i Club Rotary e la relativa Fondazione Rotary) che quest’anno ha per obiettivo “Prevenire e curare la malaria e la malnutrizione delle mamme e dei bambini in Angola”, un tema che vede coinvolti trenta club del Distretto 2072, Emilia Romagna-San Marino. La serata di presentazione, organizzata dal Rotary club Forlì a Forlimpopoli nella sede della Brn,  ha visto una straordinaria partecipazione di soci del sodalizio - circa 180 - provenienti sia dalla Romagna che dall’Emilia. 
Alla serata, presieduta dal vicepresidente del Rotary club Forlì, Alberto Minelli (il presidente Igor Imbroglini è all’estero per impegni di lavoro),  sono stati presenti in buon numero i past governor e i presidenti di club, con alcuni assistenti del governatore Guido Giuseppe Abbate, anch’egli presente. Animatore appassionato della serata è stato anche don Dante Carraro, medico e poi prete,  direttore del Cuamm,  ossia il Collegio Universitario Aspiranti e Medici Missionari, oggi semplificato in Medici con l’Africa.  Don Dante Carraro ha ricevuto recentemente  il Premio De Sanctis per i diritti umani, per l’impegno nel promuovere il diritto alla salute nei contesti più poveri e abbandonati dellAfrica.Image attachment

Vibrano le parole dei poeti dialettali al Rotary di Cesena

Ospite di una intensa serata culturale il poeta e intellettuale Gianfranco Lauretano con il suo libro sui poeti romagnoli “Nekropolis, Romagna” accompagnato dalla recitazione dei versi da parte di Ilario Sirri

Serata culturale al Rotary Club Cesena, presieduto per l’annata in corso da Ombretta Sternini, dedicata ai poeti romagnoli che si sono conquistati uno spazio nella letteratura valorizzando il dialetto. Ad animare un tema ancora in parte da approfondire per la sua originale evoluzione nel panorama locale e nazionale, è stato chiamato Gianfranco Lauretano, poeta a sua volta e intellettuale magnetico e profondo. Accompagnato da Ilario Sirri, capace dicitore di un vernacolo non sempre facile all’ascolto, neppure per chi ce l’ha nell’orecchio sin dalla nascita, Lauretano ha ammannito un piatto sapido fatto delle parole forti, profonde, argute e a tratti ironiche, dei poeti romagnoli, condite a loro volta con i ricordi personali che fanno da fil rouge al suo libro “Nekropolis, Romagna”. Un titolo che riecheggia “Necropoli” di Vladislav Chodasevič, che descrive i poeti russi dell'epoca, incluso Majakovskij, di cui Lauretano e studioso e profondo conoscitore. Ma anche perché quei poeti romagnoli che Lauretano celebra nel suo libro sono quasi tutti scomparsi. Erano i rappresentanti di quella “cucciolata”, come la definisce con tenerezza Lauretano, di “poeti straordinari, nati tra Cesena e Santarcangelo, che dal dopoguerra e al 2000 hanno scritto in dialetto romagnolo, dando luogo ad una rivoluzione che non ha altri esempi in Italia”. Quale rivoluzione? “Quella - dice Lauretano - che ha portato il dialetto, da lingua popolare contadina relegata al folklore, a lingua della cultura che ha saputo affrontare in versi le grandi questioni della vita, la storia sociale, le faccende economiche e del lavoro. Non solo zirudelle e campi arati, dunque, prese in giro dei politici e della religione, ma profondità e temi di rilevanza umana”. “Non che oggi - dice Lauretano - non ci siano ottimi poeti romagnoli che scrivono in dialetto, ma quel fenomeno che ha caratterizzato la generazione nata negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, è rimasto singolare”. Pur bambino, e in alcuni casi giovane uomo, Gianfranco Lauretano li ha conosciuti e frequentati quasi tutti e il libro che ha dedicato loro illumina e racconta, quasi come un romanzo, alcuni tratti di strada percorsi insieme. Nel corso della serata rotariana, sono riecheggiate le loro parole alate: Baldini, Baldassarri, Balestra, Fucci, Tonino Guerra, Walter Galli, Leo Maltoni, Nadiani, Pedrelli, Pedretti, Turci. “C’è chi si sente estraneo alla poesia - afferma Lauretano - considerata lontana dalla vita, ma la poesia ha a che fare con la civiltà. Dalla poesia è nata la lingua che parliamo oggi, codificata a Firenze tra il 1200 e il 1300 da un gruppo di giovanotti che dedicavano sonetti alle loro ragazze”. “Non ha importanza se la poesia non fa grandi numeri, se i poeti non sono famosi - sostiene Lauretano -, quelli faranno comunque la civiltà”.
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Vibrano le parole dei poeti dialettali al Rotary di Cesena

Ospite di una intensa serata culturale il poeta e intellettuale Gianfranco Lauretano con il suo libro sui poeti romagnoli “Nekropolis, Romagna” accompagnato dalla recitazione dei versi da parte di Ilario Sirri

Serata culturale al Rotary Club Cesena, presieduto per l’annata in corso da Ombretta Sternini, dedicata ai poeti romagnoli che si sono conquistati uno spazio nella letteratura valorizzando il dialetto. Ad animare un tema ancora in parte da approfondire per la sua originale evoluzione nel panorama locale e nazionale,  è stato chiamato Gianfranco Lauretano,  poeta a sua volta e intellettuale magnetico e profondo. Accompagnato da Ilario Sirri, capace dicitore di un vernacolo non sempre facile all’ascolto, neppure per chi ce l’ha nell’orecchio sin dalla nascita, Lauretano ha ammannito un piatto sapido fatto delle parole forti, profonde,  argute e a tratti ironiche, dei poeti romagnoli, condite a loro volta con i ricordi personali che fanno da fil rouge al suo libro “Nekropolis, Romagna”.  Un titolo che riecheggia “Necropoli” di Vladislav Chodasevič, che descrive i poeti russi dellepoca, incluso Majakovskij, di cui Lauretano e studioso e profondo  conoscitore. Ma anche perché  quei poeti romagnoli che Lauretano celebra nel suo libro sono quasi tutti scomparsi. Erano i rappresentanti di quella  “cucciolata”, come la definisce con tenerezza Lauretano, di “poeti straordinari, nati tra Cesena e Santarcangelo, che dal dopoguerra e al 2000 hanno scritto in dialetto romagnolo, dando luogo ad una rivoluzione che non ha altri esempi in Italia”. Quale rivoluzione?  “Quella - dice Lauretano - che ha portato il dialetto, da lingua popolare contadina relegata al folklore, a lingua della cultura che ha saputo affrontare in versi le grandi questioni della vita, la storia sociale, le faccende economiche e del lavoro.  Non solo zirudelle e campi arati, dunque, prese in giro dei politici e della religione, ma profondità e temi di rilevanza umana”. “Non che oggi - dice Lauretano - non ci siano ottimi poeti romagnoli che scrivono in dialetto, ma quel fenomeno che ha caratterizzato la generazione nata negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, è rimasto singolare”.  Pur bambino, e in alcuni casi giovane uomo, Gianfranco Lauretano li ha conosciuti e frequentati quasi tutti e il libro che ha dedicato loro illumina e racconta, quasi come un romanzo, alcuni tratti di strada percorsi insieme. Nel corso della serata rotariana, sono riecheggiate le loro parole alate: Baldini, Baldassarri, Balestra, Fucci, Tonino Guerra, Walter Galli, Leo Maltoni, Nadiani, Pedrelli, Pedretti, Turci.  “C’è chi si sente estraneo alla poesia - afferma Lauretano - considerata lontana dalla vita, ma la poesia ha a che fare con la civiltà. Dalla poesia è nata la lingua che parliamo oggi, codificata a Firenze tra il 1200 e il 1300 da un gruppo di giovanotti che dedicavano sonetti alle loro ragazze”. “Non ha importanza se la poesia non fa grandi numeri, se i poeti non sono famosi -  sostiene Lauretano -, quelli faranno comunque la civiltà”.Image attachmentImage attachment+2Image attachment

SÌ REPLICA!!! Divertimento assicurato ... Vedi altroVedi meno

SÌ REPLICA!!! Divertimento assicurato
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